SOLUZIONE PARERE FONDO PATRIMONIALE E MODIFICAZIONE DI UN CREDITO ANTECEDENTE.
Cassazione civile, sez. VI, 10 febbraio 2015, n.
2530.
Fatto
SVOLGIMENTO
DEL PROCESSO
E'
stata depositata la seguente relazione.
"1.
Il Tribunale di Arezzo, in accoglimento della domanda di revocatoria ordinaria
proposta dalla Cassa di risparmio di Firenze contro D.L.L. e S.D., dichiarò
inefficace, nei confronti della Banca attrice, l'atto di costituzione del fondo
patrimoniale avente ad oggetto un bene immobile di proprietà dei coniugi
convenuti.
2.
Proposto appello dai soccombenti, la Corte d'appello di Firenze, con sentenza
del 27 giugno 2013, ha respinto l'appello, ha confermato la pronuncia del
Tribunale ed ha condannato gli appellanti al pagamento delle ulteriori spese
del grado. In quel giudizio è intervenuta la s.p.a. Guber, in qualità di
cessionaria del credito vantato dalla Cassa di risparmio.
3.
Contro la sentenza d'appello ricorrono D.L.L. e S.D., con unico atto affidato a
tre motivi.
Resiste
con controricorso la s.p.a. Guber.
La
Cassa di risparmio di Firenze non ha svolto attività difensiva in questa sede.
4.
Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio,
in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare
destinato ad essere rigettato.
5.
Con il primo motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all'art. 360 c.p.c.,
comma 1, n. 4), nullità del procedimento per mancata ricostituzione del
fascicolo di ufficio, sostenendo che la Corte d'appello avrebbe dovuto
rimettere la causa in istruttoria, mentre ha omesso ogni pronuncia al riguardo;
con il secondo motivo si lamenta, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1,
n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1230 e 2901 c.c.; con il
terzo motivo si lamenta, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5),
omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra
le parti.
5.1.
Si rileva, innanzitutto, che, per pacifica giurisprudenza di questa Corte,
l'atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche se compiuto da entrambi i
coniugi, è atto a titolo gratuito e, come tale, soggetto ad azione revocatoria
ordinaria ai sensi dell'art. 2901 c.c., comma 1, n. 1), ossia a condizione che
sussista la mera conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori (sentenze 17
gennaio 2007, n. 966, 8 agosto 2007, n. 17418, e 7 ottobre 2008, n. 24757).
Analogamente,
è giurisprudenza consolidata di questa Corte che l'atto con il quale le parti
convengono la modificazione quantitativa di una precedente obbligazione ed il
differimento della scadenza per il suo adempimento, non costituisce una
novazione e non comporta l'estinzione dell'obbligazione originaria; la novazione
oggettiva, infatti, esige l'animus novandi - cioè la chiara, comune, intenzione
di entrambe le parti di estinguere l'originaria obbligazione sostituendola con
una nuova - e l'aliquid novi, inteso come mutamento sostanziale dell'oggetto
della prestazione o del titolo del rapporto (sentenze 21 gennaio 2008, n. 1218,
e 6 luglio 2010, n. 15980).
5.2.
Ciò premesso, i motivi di ricorso, mentre tornano a porre all'esame di questa
Corte una serie di elementi di fatto che sono stati già scrutinati dalla Corte
d'appello, non superano, nella sostanza, la ratio decidendi di quella
pronuncia; ossia il fatto che il D. risultava - alla data del 27 novembre 2001,
di costituzione del fondo patrimoniale - titolare di quattro conti correnti
tutti con saldi debitori per oltre 70.000 Euro, nonchè obbligato per un
prestito d'uso di tre chilogrammi di oro; il che assume rilievo decisivo alla
luce del fatto che il bene immobile destinato al fondo patrimoniale era l'unico
in proprietà dei coniugi, sicchè era certo che in tal modo le ragioni
creditorie avrebbero trovato maggiori difficoltà di soddisfacimento (sentenze
29 marzo 2007, n. 7767, e 9 febbraio 2012, n. 1896).
I
ricorrenti insistono sull'importanza dell'accordo intercorso con la Banca in
data 6 dicembre 2001, ossia pochi giorni la costituzione del fondo
patrimoniale. Ma, a parte il fatto che la posteriorità di così pochi giorni non
dimostra affatto che la Banca fosse a conoscenza dell'operazione, resta
decisiva la circostanza che l'accordo del 6 dicembre era, come accertato dalla
Corte d'appello, privo di contenuto novativo, trattandosi di una mera
rinegoziazione del debito con l'emissione di cambiali (alcune delle quali
rimaste poi insolute). Ciò dimostra l'evidente infondatezza del secondo motivo
di ricorso.
5.3.
Ma anche il primo ed il terzo motivo di ricorso sono infondati, perchè la
necessità di ricostituzione del fascicolo d'ufficio doveva essere finalizzata -
secondo quanto osservato dai ricorrenti - all'eventuale nuovo espletamento
della prova per testi volta ad accertare il profilo della conoscenza dell'atto
di costituzione del fondo patrimoniale, da parte della Banca, in occasione
della stipula del successivo accordo del 6 dicembre 2001. Profilo questo che -
come correttamente osservato dalla Corte territoriale - è irrilevante, poichè
ai fini dell'azione revocatoria non assume importanza la conoscenza del
pregiudizio da parte del creditore.
La
censura di omesso esame di cui al terzo motivo, poi, non risponde ai requisiti
indicati dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza 7 aprile 2014, n.
8053, applicabile nella fattispecie ratione temporis.
6.
Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per
essere rigettato".
Diritto
MOTIVI
DELLA DECISIONE
1.
Non sono state presentate memorie in riferimento alla relazione depositata.
A
seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio,
ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella
relazione medesima e di doverne fare proprie le conclusioni.
2.
Il ricorso, pertanto, è rigettato.
A
tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del
giudizio di cassazione in favore della s.p.a. Guber, liquidate ai sensi del
D.M. 10 marzo 2014, n. 55.
Sussistono
inoltre le condizioni di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma
1-quater, per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a
titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.
P.Q.M.
La
Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del
giudizio di cassazione in favore della s.p.a. Guber, liquidate in complessivi
Euro 7.800, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di
legge.
Ai
sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, da atto della
sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente,
dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto
per il ricorso.
Così
deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sesta Sezione Civile - 3, il 13
novembre 2014.
Depositato
in Cancelleria il 10 febbraio 2015
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